19/11/17

Il racconto fantasy

IL PRESCELTO 
di Iacopo G.II B

Era da ore che camminavo, o erano minuti? Ormai avevo perso la cognizione del tempo,sapevo solo che era pomeriggio, ma non avevo la minima idea di dove fossi o di dove stessi andando e la casa della zia ormai era solo un ricordo. Continuai a camminare fin quando non vidi filtrare un po' di luce tra le fronde degli alberi, mi avvicinai e scostai i rami per poter sbirciare dall' altra parte.Quello che vedevo era stupendo: in mezzo ad un immenso prato sorgeva una tenuta contornata da alberi da frutto di ogni tipo e cespugli pieni di bacche, stranamente però era tutto perfettamente curato come se lì ci vivessero per davvero delle persone e non fosse tutto abbandonato.
Dopo aver visitato per intero quella tenuta stupenda mi accorsi di avere una sete terribile, così mi avvicinai al ruscello che scorreva nel prato: le sue acque erano tanto limpide da potercisi specchiare e mi fermai a bere. Improvvisamete vidi sul fondo, solo per un attimo, un viso che mi chiamava, ma non feci in tempo a guardarlo meglio che da dietro qualcuno mi spinse facendomi cadere in acqua; cercai di risalire ma qualcosa mi tratteneva e, subito dopo, persi i sensi.
Mi svegliai, ero disteso a terra sotto un grande albero e avevo la testa piena di domande: dov' ero? Chi mi aveva spinto sott' acqua? Chi c' era sul fondo del ruscello?
M' alzai, mi guardai intorno e almeno una risposta la ottenni: ero ancora nel prato che circondava la casa, eppure mi sembrava di essere in un altro posto, in un altro mondo. Girai dietro l' edificio e, per fortuna, ora c' erano delle persone; prima di farmi vedere però restai un attimo ad osservarle: erano una decina e stavano parlando fra loro, poi quello che sembrava il capo mi scorse e io mi feci avanti. :-Buongiorno, ti stavamo aspettando disse uno del gruppo, io non capivo niente ma mi avvicinai a loro: ognuno aveva appesa alla cintura una spada e qualche altra arma, ma poi il capo, un tipo alto e robusto tutto vestito di nero, mi salutò e mi spiegò il motivo per cui ero lì.
Secondo quello che mi diceva io ero il prescelto che avrebbe dovuto sconfiggere il re, un tiranno che governava quel popolo da decenni, grazie all' aiuto di un libro magico nascosto nel bosco. Questo era capace di dar l' immortalità o provocare la morte a seconda dei desideri del proprio padrone, e tutto ciò prima di affrontare i soldati dell' oscuro signore.
Il giorno dopo, all' alba, partii: ero solo, ma gli uomini del giorno prima mi avevano dato provviste per una settimana e, cosa più importante, una mappa, senza la quale non sarei mai riuscito a portare a termine la missione. Erano da già due giorni che cercavo il posto in cui doveva essere nascosto il libro. Camminai e camminai fino a quando non sentii un fruscio : con gli occhi puntati verso l' alto cercavo qualcosa che si muovesse, e poi lo vidi.
Era un serpente giganteso, lungo molto più di me e largo come un piccolo albero. L' unica mia speranza era quella di riuscire a scappare, e così feci: corsi fino  a quando le gambe non mi ressero più e pensando di averlo seminato mi sedetti e mi riposai un attimo. Proprio in quel momento scorsi, tra le fronde degli alberi, una costruzione: era interamente fatta in sasso con ai lati delle piccole finestrelle. Ci girai attorno cercando la porta, da dentro proveniva uno strano odore di libri e, dopo un attimo di indecisione, la spalancai: vi trovai un' immensa biblioteca.
Era piena di scaffali, mensole e armadi stipati di libri, antichi e  nuovi, grandi e piccoli insomma, tutti i libri esistenti erano lì dentro. Vagai un po' tra gli alti scaffali, poi, svoltando dietro un angolo, in un punto nascosto, incontrai  qualcuno. Non sapevo bene chi fosse: era una specie di elfo con una barba lunghissima che riusciva a malapena a stare in piedi. Appena mi vide cominciò a parlarmi:Ti stavo aspettando, i soldati saranno qui fra poco, devi sbrigarti, trova il libro e salvaci. Poi si accasciò a terra e non disse più niente. Dovevo trovare il libro, ma in quella biblioteca era come cercare un ago in un pagliaio, e poi non avevo la minima idea circa la sua natura. Mi misi a camminare e a controllare tutti i volumi stipati negli scaffali fino a quando non sentii arrivare i soldati, erano ancora lontani ma non mi restava molto tempo.                                           
 Intanto continuavo a rovistare fra i volumi ad una velocità vertiginosa, poi lo vidi e non so come capii che era quello: era impilato sopra altri libri  senza nessun riguardo, ed era decorato con l' oro. Lo presi e lo aprii, le pagine erano consunte ma ancora leggibili: narrava di un ragazzo che, grazie ad un libro magico, aveva ucciso un re malvagio e aveva fatto tornare la pace nel regno di Aradorn, poteva essere solo quello e io dovevo solo scriverci il mio desiderio.
Frugai nelle tasche alla ricerca di qualcosa con cui scrivere ma non trovai niente, così corsi in giro fino a  che non  sentii i soldati entrare, e allora mi nascosi in un ripostiglio. Qui trovai una piccola penna dorata e mi accinsi a scrivere, intanto fuori i soldati mi stavano cercando e a ogni lettera tremavo dalla paura.
Stavano arrivando ma proprio quando finii di scrivere il mio desiderio non vidi più niente, e un attimo dopo mi ritrovai a correre nel bosco con in mano il libro.
Corsi fino a quando non ti vidi, poi tu mi portasti qua e ora eccomi!
“Allora sarebbe per questo che non ti ho più visto per due giorni? Tu, il prescelto, hai dovuto salvare tutti grazie ad un libro magico? Eh no, adesso tu fili a letto senza cena, così impari a raccontare simili frottole a tua zia!”  Così non mi restò  che andare a letto e chiedermi se questa avventura non fosse  stata tutta un sogno, sconsolato aprii il libro e lessi  “...e fu così che il prescelto uccise l' oscuro signore e salvò il regno di Aradorn.” No, non era  un sogno.  


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